tutto ti sembra una copia di una copia di una copia

l’idea: faccio 5 minuti una doccia calda così mi sveglio, altrimenti faccio tardi a lavoro

la realtà: faccio una doccia, mi rilasso tantissimo mentre l’acqua batte leggera sul mio collo e mi godo ogni goccia di acqua che mi riga il viso. Sono così rilassato che la mente vaga e mi ritrovo a pensare intensamente all’esplorazione spaziale, a quanto sarebbe bello se avessi fatto l’astronauta, a quali posti potrei raggiungere se solo trovassi di nuovo il tempo di me-di-ta… apro gli occhi (in realtà sono già aperti ma fino a quel momento non stanno guardando), mi chiedo dove mi trovi, c’è qualcosa di familiare nell’ambiente che mi circonda e quel rumore che sento costante so che significa qualcosa ma cosa? a quel punto spalanco gli occhi e realizzo: sono sotto la doccia, nel bagno di casa mia, nudo (ovviamente!) ma non è solo questo, no, c’è qualcos’altro: è da 35 minuti che sono sotto la doccia e “cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo” continuo a ripetermi mentre cerco di fare in fretta. Mi tolgo l’acqua dal viso, chiudo i rubinetti, mi tolgo di nuovo l’acqua dal viso. Il cuore mi batte a mille, incessante lo sento ovunque nel corpo dal petto ai timpani. BU-BUM BU-BUM. mentre apro il pannello della doccia mi rimprovero di non aver chiuso i rubinetti prima di togliermi l’acqua dal viso perché così avrei risparmiato 1 secondo. NO, RESTA CONCENTRATO, QUEL CHE È FATTO È FATTO. riesco finalmente ad uscire dalla doccia, sono passati solo 10 secondi da quando ho aperto gli occhi ma ho l’impressione che sia passata una vita. mi asciugo in fretta e male, lavo i denti, sistemo i baffi, mi vesto, preparo la borsa. mi sembra di metterci una vita. indosso la giacca e posso vedermi da fuori, penso di urlare “DAI! MUOVITI MUOVITI MUOVITI!” ma sono come dissociato, come se non stessi parlando con me. ho finalmente finito di indossare la giacca, chiamo l’ascensore, salgo in soffitta a prendere la bici. scendendo sbatto ai muri, sulle piante, alla porta dell’ascensore. sono al piano terra, scendo gli ultimi 10 gradini, esco dal portone

a-r-i-a

stanotte non ho dormito molto, è un po’ di notti che non dormo molto. forse posso dire che è un po’ di notti che dormo poco? si, lo dico. quando non dormo mi viene sempre in mente Tyler Durden. tutto mi sembra una copia di una copia di una copia. il lavoro e il cazzeggio e mio figlio non mi fanno dormire. inoltre dopo anni di “non ho tempo per queste cose” sono ricaduto nel vortice delle serie tv. prima ho guardato sherlock holmes, stanotte fino alle 2 ho guardato the expanse

insomma sono un cazzone. devo dormire. stanotte dormirò e domani niente mi sembrarà uguale.

la vita che ci resta davanti

li guardi per strada, alcuni ricambiano lo sguardo, altri urlano, molti ti chiedono solo che ora sia, una sigaretta, uno spicciolo. sembrano la vita che non ho mai avuto e che in un punto nascosto di te sai che avresti potuto avere

è così che ci si sente in prigione: gli altri sembrano rappresentarne la tua altra vita, la vita degli “e se” (un classico del cinema insomma). non posso parlare di ragione quando provo questa stretta incredibile alla coscienza e non posso parlare di ragioni. potrei elencare delle cose, dei fatti che potrebbero sostenere il mio stato d’animo, che potrebbero farvi pensare che, magari in fondo, nella mia situazione avreste provato le stesse cose. qualche arrogante insensibile, un qualche me insomma, potrebbe pensare, con quel tipico modo strafottente di chi pensa all’altra faccia della medaglia, preso da un ottimismo compulsivo che generalmente scatena reazioni violentissime come fa la benzina sul fuoco che forse tutto quello che elencherei sarebbe assolutamente a sostegno della situazione emotiva in cui mi trovo ma (un ma seguito da una pausa, un ma grande come una galassia, un ma effettivamente troppo grande per essere un ma sensibile) che non sto elencando quanto di meglio mi dovrebbe far trovare in una situazione emotiva diametralmente opposta. così vi dirò qual è stata la causa scatenante del disagio, perché la causa conta meno, perché non voglio darmi ragione e non voglio darmi torto. la causa è rappresentata da un video di mio figlio che mangia una torta e dice, ignaro di avere un pubblico, che gli piace molto

io ho un figlio e lo devo guardare dallo schermo di uno smartphone perché lavoro troppo per passarci del tempo insieme. così ho iniziato a chiedermi, come ciclicamente mi capita, quale sia il senso di un evento del genere. mi chiedo come abbia potuto mettermi in una situazione del genere, come abbia potuto metterci mio figlio, la mia compagna. mi chiedo come ho potuto non rendermi conto che è così folle questa vita, come ho potuto fare finta che sia così normale

è così che mi sono ritrovato ad ammirare tutti gli altri, dai pazzi per strada ai manager di alto livello, dagli alcolizzati sui marciapiedi a quelli nei locali a guardare la partita. è così che mi sono ritrovato ad ammirare la gente e le persone sole. voglio essere l’idiota di turno che dice a tutti “eh ma la vita è così”. io voglio essere quello che si fa problemi per chi ha ritwittato cosa e si interroga su quale sia l’operatore telefonico migliore oggi. io voglio bere la birra piccola, stare a dieta, accumulare denaro e morire vecchio e povero di spirito

voglio tutto ma non interrogarmi più sul perché mio figlio non sia con me a mangiare la torta.

Sequel

Avete presente la scena di Fight Club dove lui soffre d’insonnia e va dal dottore ?

Edward Norton chiede una medicina perchè sta soffrendo e il dottore gli consiglia di andare a vedere la sofferenza al gruppo di sostegno per i malati di cancro ai testicoli. Così si reca a vedere la sofferenza e riuscendo finalmente a dormire come un bambino, inizia a frequentare gruppi di sostegno per qualunque cosa, tutte le sere…

La prima volta che ho davvero avuto bisogno di “sostegno” sono finito in un posto simile e sentendo le storie degli altri la mia accompagnatrice disse:

“Mi sento fortunata, a me è solo morta mia madre.”

Quella sincera intuizione decretò la fine di tutti i nostri bisogni.

P.S. Cmq la scena è questa: VIDEO