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2 tecnocrati di torino in vacanza da una vita…
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Ci sono sempre tre modi per fare le cose: quello giusto, quello sbagliato e il mio…

febbraio2

Frulla, frulla, frulla.

Perdi e vinci, perdi e rivinci.

Ormai con questo lavoro mi pare di essere un drogato. Non tanto per la dipendenza che esso comporta, ma per la successione molto veloce di fasi Up smentite da fasi Down.

Mi rendo conto che con tutte le emozioni che esso comporta, il resto della vita è davvero difficile da vivere in maniera poco lucida. E’ come se l’alternanza di emozioni forti positive e negatve mi portasse ad essere quasi anestetizzato rispetto alle cose traumatiche o euforiche che possono capitare.

Domenica ho trovato mia nonna in bagno circondata da un lago di sangue con una ferita in testa, poco lucida da non riuscire a muovere le gambe (poi si scorprirà che ha il femore rotto). Tutti i presenti paralizzati dalla scena in cui ci siamo trovati e senza rendermene conto mi sono trovato a dirigere le operazioni per il trasporto in ospedale e a dare disposizioni ai miei zii sulle cose necessarie per affrontare un ricovero urgente.

Così come se io tutti i giorni andassi in ospedale a farmi ricoverare…

Non lo so, sarà la cultura ricevuta dai Medical Serial o dal fatto che mi trovo tutti i giorni a pianificare minuziosamente gli eventi per poi scontrarmi nel dover prendere decisioni veloci in cui scegliere di aspettare pochi secondi o agire subito spesso fa la differenza tra vincere o perdere.

Sono due giorni che la mia famiglia mi guarda con occhi differenti, credo che tra poco dovrò battermi per diventare il capo famiglia :D

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Altri come me…

dicembre6

Quando uno fa un lavoro fuori dal normale è felice perchè ha sempre da raccontare alla gente comune.

Chi fa invece un lavoro fuori dal normale come il mio, non è felice. Già perchè quando lo racconto nessuno capisce effettivamente quello che faccio. Ognuno trova una spiegazione “a modo suo” per indicare il mio lavoro, ma nessuno si avvicina miseramente, tutti a turno ne capiscono una parte.

Scoprire invece che a 3 minuti dal tuo ufficio ci sono 5 persone che fanno il tuo mestiere da 12 anni e vedere la gioia nei loro occhi nel poter parlare con qualche “giovane” amico che ti capisce, mi ha fatto venire i brividi… Tenderò sempre di più con l’avanzare degli anni a rimanere in una cerchia ristretta??? Speriamo di no, a tal proposito il prossimo anno voglio scrivere un libro opensource dedicato alle nuove leve, bisogna riformare la cultura italiana!

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Quando lo stare a destra non è un atto politico

novembre30

Oggi sono a casa malato.

Ci sono cose che nella vita mi danno molto fastidio. Io non seguo le mode, ma mi rendo conto che spesso mi creo delle strane ripetizioni che seguo per un periodo indeterminato.

La gente di solito segue le mode sui colori, sul vestiario, sulla musica; io invece seguo la mia moda nelle “cose che odio”.

Si perchè ci sono proprio interi periodi della mia vita dove mi ricordo di odiare qualcosa in specifico. C’è stato il periodo in cui non sopportavo il dentifricio spremuto male, quello in cui la pasta doveva esse condita prima e non dopo averla messa nel piatto, i vecchietti che si lamentano dei giovani e i giovani che gli danno motivo di farlo, il microscopico suono del caricabatterie in funzione, il mio vicino che canta sotto la doccia, le persone che hanno visto tanti film e credono di aver vissuto, le persone che finito il caffè stanno al bancone del bar e non ti lasciano spazio, quelli che sull’autobus ti scambiano per un divano, ecc ecc.

Insomma ogni periodo della mia vita è scandito da una piccola missione attua a rompere le scatole alla piccola ingiustizia subita.

Il mio profondo odio di questo periodo è rivolto alle persone che non tengono la destra sulle scale mobili.

Addirittra in base alla tipologia di persona che mi sta ostruendo il passaggio applico frasi di circostanza diverse:

Se sono anziani: “Signor* alla sua età non ha ancora imparato a stare a destra sulle scale mobili? Un po’ di educazione per favore…”
Se sono giovani: “Guarda che hai sbagliato, la destra è di quà (e indico la fila di persone ferme)”
Se sono al telefono: “Se fa un passo a destra il segnale lo riceve lo stesso”
Se sono manifestanti (ed in questo periodo sono tanti): “Mantenere la destra non è un atto politico”
Se sono cafoni e maleducati incito la folla dietro di me a dire qualcosa e puntualmente piovono una valanga di insulti e dopo poco la persona inizia a salire le scale di corsa.

Ecco, invito anche voi presenti a comportarvi nello stesso modo.

Prima o poi riusciremo a debellare questo fastidio e me ne dovrò procurare un’altro…

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Il coraggio di essere felici

settembre25

Viaggiando ogni giorno sulla metro mi trovo a osservare decine di persone per 10 minuti scarsi e provo ad immaginare cosa pensano.  Facce assorte, occhi sbadiglianti e orecchie tempestate della peggior musica in circolazione. Tutti diversi a prima vista, ma quando senti loro parlare ecco che si trasformano in una massa di pecore che belano all’unisono “Questo mondo è una schifezza”.

L’altro giorno il mio caro amico Ezio mi dice: “Un pessimista è solo un ottimista bene informato”.

“Hai ragione!” rispondo, “ma non posso continuare a vivere pensando che i prossimi 10 anni della mia vita saranno peggio di oggi…”

Da quel momento è partita una lunga serie di digiuno sociale atta a favorire in me la comprensione dello stato evolutivo della mia vita.

E poi ieri sera guardando una puntata di Tell me you love me, ecco che spunta questa frase:  “Il coraggio di essere felici”.

Già, il coraggio di essere felici, questo è quello che mi serve nella vita!

Così oggi non sono andato a lavoro e mi sono soffermato a pensare alla mia vita, alla mia ragazza, al mio mondo.

Eh si, sono davvero felice.

Scrivo questo pensiero perchè fra 10 anni quando rileggerò il blog, ricorderò questo atto; quello che segna il passaggio di stato da ragazzo ad adulto. In fondo, non è diventare adulti quando si capisce il proprio ruolo nel dare importanza alle cose???

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Mi hanno rubato l’Estate!

agosto9

Ma dove è finita l’Estate?

Fino all’anno scorso Estate significava:

Rientrare dopo la mezzanotte tutte le sere.
Fare dalle 2 alle 5 settimane fuori Torino.
Ingurgitare una quantità di birra tale alla sommatoria di birra ingerita nelle altre stagioni.
Lavorare poco.
Studiare abbastanza.
Conoscere nuove persone.
Conoscere locali nuovi.
Casa??? Dov’è casa???

Invece adesso…

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Pista di Pattinaggio Torino

maggio24


Visualizza Piste di pattinaggio a Torino e provincia in una mappa di dimensioni maggiori

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La Metro – Urban Cowboy

gennaio16

Urgh i mezzi pubblici.

Passeggio su e giù per la metro e osservo la gente, mi chiedo quante delle persone che incrocio con lo sguardo siano realmente felici e mi accorgo giorno dopo giorno che la vita è una fregatura.

Uno viene al mondo e si ritrova circondato di persone che gli vogliono bene, che gli regalano vestiti e giocattoli. Poi cresce e si rende conto che la vita non è realmente così, da piccoli ci avevano solo illusi che la vita fosse bella, avventurosa e piena di fantastici compagni con cui proseguire.

Chiaccherando con un amico, mi raccontava la sua ultima storia d’amore finita nel peggiore dei modi. Dopo essersi fermato più volte in particolari raccapriccianti, mi ha colpito una sua espressione molto colorita:

Si perchè ormai devi fare attenzione, nel 2009 esistono le donne “bella voce-figa atroce”… Ecco io non voglio vivere in un mondo popolato da questi soggetti randagi nella metropolitana, quelli che se fuori sono in un modo dentro sono l’opposto.

Voglio vivere così
col sole in fronte
e felice canto
beatamente

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La domanda fondamentale

novembre23

La risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto è…      42.

Sì, ci ho pensato attentamente è questa, 42.

Certo sarebbe stato più semplice se avessi conosciuto la domanda.

In questi anni ho imparato che avere risposte nella vita non serve a nulla.

La maggior parte della gente è bravissima a dare risposte, ma pochi sono realmente capaci a fare le giuste domande. Ultimamente sono molto pensieroso, la mia vita è ad un bivio e se da un lato c’è un grosso successo, dall’altro c’è una grossa catastrofe.  Ma la mia domanda fondamentale non è come sarà il futuro o come lo affornterò , la mia domanda è:

“Quello che sto facendo è la vita che voglio vivere?”

Tutte le mie azioni dipendono da questa domanda. Tutte le mie decisioni tengono conto di essa. Certo non è facile vivere in questa maniera, essendo un processo binario è facile cambiare idea in pochi istanti e comporta un’estrema rigidezza interiore. Capisco inoltre che non tutti siano portati a questo modo di affrontare la vita, ma credo che sia l’unico corretto, o almeno l’unico che ho trovato che mi soddisfa.

Silvia l’altro giorno mi ha chiesto: “Se avessi la possibilità di tornare indietro nel passato e cambiare una decisione della tua vita cosa cambieresti?” Non ho saputo rispondere e non so sia  un bene o un male.

Ora la domanda che faccio a te è:

Tu sei l’uomo delle risposte o l’uomo delle domande?

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Il figlio del cigno nero

novembre7

E’ la vertigine. L’affascinante e inebriante paura di cadere.  L’ebrezza della debolezza. La vera essenza della vita.

Ultimamente la mia vita è ipermovimentata, fin troppo oserei dire.

Nuovi amici, nuovo lavoro, tra poco cercherò anche dei nuovi genitori :D

Mi rendo di quanto sia soggettiva e fugace la percezione delle cose e dei rapporti umani. Dovrei scriverci un libro dal titolo “Come cambiare la tua vita in pochi mesi” no perchè io sono davvero bravo a scombussolare tutto e ricostruire tutto nuovo. Quello che mi dispiace più di tutto e che ogni volta che mi ristrutturo lascio una scia di morti e feriti. La mia fortuna è che spesso il ruolo del carnefice spetti alle stessa persona che succesivamente si trova in infermeria.

Capisco il piacere della debolezza, adoro il brivido adrenalinico, diverso è saper valutare correttamente il rendimento delle nostre azioni.

Nel mio lavoro ho istiuito il “fondo cazzate”; costantemente si mette via una piccola quota, quando il secchio sarà pieno: bene in quel momento mi potrò permettere di fare una ENORME cazzata da poter raccontare ai miei nipoti.

Diverso tipo sono quelle persone che le cazzate commesse non possono dirle a nessuno, la gente quando le incontra al le gru cambia strada  oppure si beccano insulti al semaforo.

C’è chi ha già dato e chi dovrà dare e per quello che io ho già accumulato abbastanza buone azioni nella vita.

Il cigno nero incombe sempre e le parole che sentirai dalle vocine nella tua testolina prima di commettere la più grande cazzata della tua vita saranno:

“Questa volta sarà diverso, io sono più furbo…”

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Quando McDonald significa qualcosa

settembre7

Parigi è molto bella.

Io ci potrei vivere in un posto come Parigi: la gente si cambia le scarpe sulla metro, si pulisce i denti con lo specchietto e il biglietto del tram e va in giro con i rollerblade e il velo da funerale contemporaneamente.

Quando però ti trovi a Parigi e ti rendi conto che sorridi (e vai a fare pipi) ogni volta che vedi un McDonald ti chiedi se qualcosa nella ua vita è cambiato, anche se non lo sai.

Niente è più uguale sarà mai…

Tempo fa ho deciso di tatuarmi questa frase. Non l’ho ancora fatto.

Ho passato tutto Agosto a riflettere, a riflettere sul valore delle cose e delle emozioni. Soprattutto sulla falsa percezione di Gioia, Paura, Fortuna e Bravura e con quello che ho capito mi sento una persona diversa, una persona nuova.

E forse per questo che ora ho paura, ci sono comportamenti che la gente non capisce e non riuscirà mai a capire. Mi trovo spesso a  vedere le cose in anticipo e quando poi succede quello che so e che spero non succeda mi viene sempre il dubbio se ho fatto bene a tacere o avrei dovuto agire.

Ci sono cose che nella vita a mali estremi sarei pronto a fare ed altre che anche sotto tortura non farei mai. Il primo problema è capire quali azioni siano del primo o del secondo tipo, il secondo problema e che quando si verifica il momento della scelta spesso non siamo lucidi e non valutiamo correttamente.

E facile giustificare a posteriori.

La storia ricorda sempre i vincitori, perchè chi ha perso ormai non c’è più per raccontare la sua.

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